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  • MA DOVE VA, LA PUBBLICITA' ?

    Inventare una campagna pubblicitaria – così come dare il nome a un prodotto - non è certo impresa da poco: lo slogan che ti prende, le parole che diventano tormentoni, il termine che tutti ancora ricordano dai tempi in cui tu non eri ancora nato… Una volta riuscito, uno sforzo simile lo si vorrebbe esportare ovunque, traducendolo in quante più lingue possibile, per fare centro in tutto il mondo e sbaragliare la concorrenza.
    Ma quando si dice che il traduttore può diventare un traditore…

    Ecco alcuni casi eclatanti, buffissimi o imbarazzantissimi, di “corsa ai ripari” di aziende che hanno tentato la traduzione di uno slogan o di un nome vincente… vincente sì, ma non in tutte le lingue:

     

    Nel 2001 Honda aveva programmato di immettere sul mercato europeo un modello che in Asia era stato battezzato “Honda Fit”. Qualcuno, per fortuna fermato – o licenziato – in tempo, aveva proposto HONDA FITTA, senza sapere che “fitta” in svedese e in norvegese è un riferimento piuttosto volgare ai genitali femminili… E così ora abbiamo invece la Honda Jazz.

     

    Una famosa azienda scandinava di aspirapolveri ha lanciato sul mercato americano la seguente campagna: “Nothing sucks like Electrolux”, che in inglese fa certo rima (sogno di ogni traduttore di pubblicità!) ma in italiano suonerebbe come: “Niente succhia come Electrolux”! Quando un traduttore trova una rima, niente lo tiene più, neanche il significato di quel che ha tradotto…

    A Miami in occasione di una visita del Papa un produttore di T-shirt ha stampato per la popolazione ispanica su – immaginiamo – migliaia di esemplari la scritta “He visto la Papa”; peccato che “el Papa” sia maschile; “la papa” in spagnolo è la patata!

    Lo slogan della Pepsi “Come alive with Pepsi Generation”, tradotto in cinese è diventato “Pepsi riporta in vita i tuoi antenati”: chissà quanti si sono fermati con il bicchiere già alla bocca…

    Quando American Airlines decise di promuovere tra i suoi clienti messicani il fatto che la sua prima classe era dotata di sedili in pelle, la traduzione di “Fly in leather!” fu eseguita da uno scolaro disciplinato, dizionario alla mano, parola per parola, e divenne “Vuela en cuero!”. Peccato che l’espressione in spagnolo significhi “Vola nudo!”.


    Ahi ahi, le insidie della pubblicità internazionale… Se ne scoviamo ancora, ve le segnaleremo.

     

    Chiara Ujka

    Marketing – TDR S.r.l.