Focus on

  • LA BACCHETTA MAGICA DEL TRADUTTORE

    Diciamocelo: già saper scrivere bene è, di per sé, difficile. Se così è – e sfido chiunque a non essere d’accordo – figuriamoci cosa significa saper scrivere bene in una lingua partendo da un’altra. Ovvero tradurre. Ovvero trasmettere un messaggio creato in una lingua con le parole corrette, con lo stile adeguato, con la finezza delle espressioni idiomatiche o di cortesia o comunque legate a una specifica cultura, in un’altra lingua.

    Purtroppo, chi desidera disporre di un testo in una lingua a lui sconosciuta oppure metterlo a disposizione di utenti che si presume non la conoscano, spesso compie l’errore di credere che la traduzione sia un processo meccanico: la semplice trasposizione di una serie di parole da una lingua a un'altra. E dunque un processo che può essere affidato a chiunque (e non diciamo qui: a qualsiasi cosa – intendendo anche i traduttori elettronici. Limitiamoci agli esseri umani.)

    I teoremi - dimostrabili, dimostrabilissimi, matematicamente veri - sono due, principalmente: non tutte le traduzioni sono uguali e non tutti i parlanti una lingua sono per definizione in grado di tradurre bene da una lingua a loro straniera per quanto ben conosciuta. I risultati di una delle due assunzioni di cui sopra sono i più disparati: traduzioni incomprensibili, traduzioni ridicole, traduzioni offensive, traduzioni con conseguenze legali.

    Cosa fare dunque per evitare che dei giovani militari americani da “armed forces recruits” diventino “reclute armate a forza” o che uno stinco di maiale in un ristorante venga offerto come un “porco”?

    Per prima cosa è importante assicurarsi che l’agenzia di traduzioni a cui ci si rivolge abbia le credenziali di professionalità ed esperienza per offrire un servizio eccellente: in Italia questa garanzia è data dall’essere associati a Federlingue - l'associazione nazionale che raggruppa le società di servizi linguistici di traduzione, interpretariato e corsi di lingue – e dall’adesione al codice deontologico per la qualità dei servizi linguistici redatto dalla Camera di Commercio di Milano e dalla stessa Federlingue. In Francia, l’associazione equivalente è la SFT - Societé Française des Traducteurs, in Gran Bretagna la ATC – Association of Translation Companies – negli Stati Uniti la ATA – American Translators Association.

    Per seconda cosa, bisogna sul serio convincersi che i testi non sono tutti uguali. Nessuno è in grado di tradurre bene tutti i tipi di testo e tutti gli argomenti. Una seria agenzia sa che, se un traduttore non ha alcuna esperienza in campo medico-farmaceutico, non gli si può affidare la traduzione di un documento clinico importante e complesso. Altrimenti rischiate che in un referto urologico un problema al “testis” di un paziente diventi neurologicamente un problema alla sua “testa”!

    Riflettiamo dunque sul fatto che, se saper scrivere bene richiede capacità e talento, anche saper tradurre bene richiede più della sola competenza linguistica: ci vuole competenza culturale (porco e maiale non sono esattamente sinonimi), competenza settoriale (medica, legale, economica…), competenza stilistica (se si traduce in italiano da una lingua nordica, dove il “Lei” è ormai desueto, bisogna sapere che da noi non lo è) e, sempre e comunque, la capacità di scrivere bene, non solo di farsi capire. Attenzione, dunque: la parola “madrelingua”, da sola, non è una bacchetta magica!

     

    Chiara Ujka

    Marketing - TDR S.r.l.